In tutta questa confusione la mente mi ritorna indietro, a ricordi un po’ offuscati, di quando (come vi ho detto più volte) passavamo
le serate ascoltando quello che ci raccontavano i nostri nonni. Bene, immaginate di fare lo stesso
lavoro che fate ora. Immaginate, però, di non avere diritto ad alcuna vacanza: né a Ferragosto; né a
Natale o Pasqua. Niente “settimane bianche”; nessun week-end; nemmeno un ponte. Qualcuno potrebbe
viverlo come un incubo. Vero! Lo sembra, ma non lo è. E’ storia! In effetti, quello che avete immaginato è
stata la realtà lavorativa della maggioranza degli italiani fino poco più di 70 anni fa. Infatti, l’idea che le
ferie pagate siano un diritto dei lavoratori comparve in Gran Bretagna alla fine dell’800, nel 1871 per
l’esattezza. Fu un banchiere che fece approvare una legge che garantiva quattro giorni di ferie pagate
all’anno ai soli dipendenti delle banche inglesi. Nel 1925, in Francia, venne presentato un disegno di legge
che estendeva il diritto a qualche giorno di ferie a tutti i lavoratori, ma ci vollero ben 11 anni perché questa
proposta diventasse una legge effettiva dello Stato francese. In Italia, il regime fascista fu più rapido:
l’articolo 16 della Carta del Lavoro, proposta da Giuseppe Bottai ed approvata dal Gran Consiglio del
Fascismo il 21 Aprile 1927, previde che i lavoratori “dopo un anno d’ininterrotto servizio, avessero il
diritto a un periodo annuo di riposo feriale retribuito”. Naturalmente all’epoca la maggioranza degli
Italiani non utilizzava “le ferie” per le vacanze, solo pochissimi privilegiati, aristocratici o appartenenti
all’alta borghesia, possedevano un’auto ed i soldi necessari per viaggiare. Le ferie venivano sfruttate per
riposarsi a casa o al dopolavoro; al massimo ci si godeva qualche gita “fuori porta”, muovendosi in giornata
con la bici o con il treno. Con l’approvazione della Costituzione della Repubblica Italiana, nel 1948, le
ferie pagate divennero un diritto irrinunciabile e garantito ad ogni lavoratore. Secondo l’articolo 36,
infatti: “il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”. La
Costituzione, però, non specifica la durata di questo periodo, sono i vari contratti di categoria a stabilirne
i giorni. Tuttavia, nel secondo dopoguerra, nonostante la Costituzione, ben pochi lavoratori preparavano
le valigie per andare al mare o in montagna durante i giorni di ferie. Negli anni cinquanta la maggior
parte degli Italiani stringeva la cinghia e ancora nel 1959 la possibilità di andare in vacanza restava un
lusso riservato al 13% della popolazione. Dobbiamo aspettare gli anni del boom economico per trasformare
la vacanza in bene di consumo, esattamente come l’auto, la televisione ed il frigorifero. Divenne gradualmente
un fenomeno di massa: a metà degli anni Sessanta, gli Italiani che iniziarono a godersi le ferie
sotto l’ombrellone salirono al 21%, per toccare il 43 negli anni Ottanta. Il considerevole aumento del reddito
medio, tipico del “miracolo economico” tra gli anni 60 e 70, permise l’acquisto di un’utilitaria: la Fiat
500, la 600 o la “Bianchina” che erano davvero alla portata di moltissime tasche! Le auto immatricolate
aumentarono esponenzialmente e la rete stradale esplose: il nostro Paese passò da 311 chilometri di autostrade dell’immediato dopoguerra ai 5000 Km del 1975 (l’Autostrada del Sole fu terminata nel 1964). Spostarsi da casa e viaggiare
divenne sempre più facile e sempre più facile divenne fare le ferie estive. Nel giro di qualche decennio, lungo le nostre coste, ed in particolare
lungo la Riviera Adriatica, accanto ai grandi hotel di lusso (che sin dai primi del Novecento accoglievano aristocratici e ricchi vacanzieri)
sorse una moltitudine di bar; pensioni e alberghetti alla portata di tasche medie e piccole; fu così che la “dolce vita da spiaggia” divenne
un fenomeno di massa. Nel 1996 la percentuale di Italiani che realizza almeno un viaggio di vacanza di quattro o più notti si attesta
intorno al 47%. Dieci anni dopo, nel 2006, oltre il 65% dei bambini al di sotto dei 14 anni ed oltre il 55% della popolazione di età compresa
tra i 15 e i 44 anni (fonte ISTAT) si concede una vacanza. Detto questo ritorno alla mia riflessione: non avremo corso troppo? Cosa altro
dobbiamo fare per incrementare la nostra crescita? Siamo già cresciuti! Forse per andare avanti dobbiamo
tornare indietro…e questo mi fa un po’ paura!!! |